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Spilamberto

I nostri esperimenti

Spilamberto


Il 28 Giugno 2011, verso le ore 21:00, ricevo una e-mail dal signor Malara Vincenzo, giornalista del quotidiano Modena qui, mi invitava a discutere sull'argomento di paranormale.
L'argomento principale fu del Castello di Spilamberto; Tra una e-mail e l'altra prendiamo l'accordo di incontrarci a Modena.
Giorno 7 Settembre fummo a Spilamberto, preciso che in quel paesino vive Michele, cugino di Antonio e allievo in rientro dopo 10 anni nel Centro Studi.
Il secondo giorno che eravamo lì, ci fu l'intervista, il giornalista mi precisò che voleva più materiale e che avrebbe fatto di tutto a convincere l'assessore dei beni culturali di Spilamberto a concederci una sera di sperimentazione nel castello.
Mi incaricò a constatare se le voci di popolo erano vere, se in quel castello vi fosse realmente, nelle scritte trovate il prigioniero si firma con il nome di Filippo il Diavolino.

Articolo



Una cella segreta eco di dolore e sofferenza.
Uno spazio opprimente e angusto circoscritto in nemmeno due metri.
Un evento del passato che ancora echeggia tra le mura del Castello di Spilamberto e che ha dato vita a una leggenda di cui sarebbe protagonista un fantasma.
E lunedì notte un vero e proprio 'sopralluogo del paranormale' ha provato a svelare fino dove la leggenda si intreccia alla realtà.
Correva il 1947 quando durante i lavori al Torrione medievale nel castello di Spilamberto fu scoperta una stanza di prigionia i cui muri erano interamente ricoperti da iscrizioni graffite, probabilmente colorate da un inchiostro fatto di sangue.
Un vero e proprio diario visivo in cui il prigioniero (per la leggenda un mercante spagnolo imprigionato nel sedicesimo secolo) racconta dei suoi viaggi e della sua tragica storia d'amore che proprio a Spilamberto affondò le sue radici di passione e morte.
Da qui prende forma la leggenda di Messer Filippo che, prima di essere giustiziato dal boia, urlò il suo lamento di dolore e amore per la sua amata dall'unica finestrella della cella che si affaccia sui torrioni del castello.
Un urlo di disperazione che ancora oggi tanti abitanti di Spilamberto sostengono di udire nelle notti calde d'estate.
Uno spicchio di luna sospeso nel cielo ha accompagnato lunedì notte l'apertura notturna del Castello, spalancato in esclusiva per noi di Modena Qui dall'assessore al Turismo Armando Cavallieri.
Protagonista dello studio, la medium Vincenza Aiello del 'Centro Studi Fenomeni Paranormali' di Pachino (Siracusa) che ha cercato di mettersi in contatto col fantasma di Messer Filippo detto 'il diavolino'.
La porta della torre si apre davanti a una scala di mattoni che s'arrampica per cinque rampe sempre più strette fino a una stanza col soffitto alto.
Qui si trova la prigione dell'antico castello dei nobili Rangoni e l'occhio non può non notare gli anelli di ferro ancora incastrati nei muri dove nei secoli passati si intrecciarono le vite di tanti prigionieri tormentati.
Da qui parte un'altra rampa di scale che sale ancora più su e nello spazio stretto del sottoscala s'apre una porticina che dà sulla famosa cella di Messer Filippo.
Qui, in un buio tenue animato dalla luce tremolante di alcune candele, la medium ha iniziato la sua seduta.
Una tavoletta ouija, un tavolo a tre piedi e l'odore penetrante dell'incenso.
Questi gli strumenti usati dal gruppo del paranormale per mettersi in contatto con i defunti.
Suggestione o verità? Chi scrive si è accostato all'esperimento senza nessun pregiudizio ed è innegabile la sensazione di inquietudine che la seduta è riuscita ad emanare.
"Questa sera cercherò di mettermi in contatto col Messer e capire se ci sono altre entità nel castello", ha rivelato la medium Aiello a inizio serata.
E mentre il fumo dell'incenso spezzava in due la fiamma della candela le mani della studiosa e dei suoi collaboratori hanno composto sulla tavoletta ouija i nomi degli spiriti presenti nella torre.
"Chi sei? E' questa la stanza del tuo dolore?", ha ripetuto la medium incessantemente mentre l'indicatore sulla tavoletta si muoveva come impazzito da una lettera all'altra accompagnato dalle mani del gruppo.
"In questo castello ci sono 256 spiriti".
Questa la rivelazione della studiosa prima della decisione di spostarsi nelle stanze sottostanti.
"Possiamo fare qualcosa per te?", "Sei un bambino?".
Domande con cui la medium ha provato a mettersi in contatto con gli spiriti che comunicavano attraverso di lei.
E proprio durante le fasi finali della seduta, in una delle stanze più grandi della torre, una specie di sottile tintinnio (costante e regolare) ha squarciato il buio gelando il sangue ai presenti.
"Forse Messer Filippo c'è ma sono tanti gli spiriti che ora stanno cercando di mettersi in contatto con noi.
E' necessaria un'altra seduta".
Vere o no che siano le parole della medium, di una cosa però possiamo dare testimonianza certa: nelle celle del castello di Spilamberto il brivido sa prendere davvero vita.
E non è solo una leggenda.
giornalistaVincenzo Malara

l'interno della cella del castello di Pilamberto

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