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Necromanzia
NECROMANZIA
Evocare, contattare e comunicare con i Morti
Molti libri di magia, e sui medium, spiegano processi complicati per contattare le persone decedute.
In realtà, non è così difficile evocare qualcuno che sta vagando sul piano astrale.
Ci sono molti che sono "anime perse" e sono intrappolati nel piano astrale. Nel caso di coloro che sono stati reincarnati, se siete abbastanza collegati con essi, sarete in grado di capire che non serve a nulla contattarli, in quanto si trovano già in un'altra vita.
Gli umani morti sono "spiriti". Di un ordine inferiore. Non sono così potenti come i Demoni o gli angeli, a meno che la persona stessa non abbia potenziato la sua anima in vita.
Il piano astrale è solitamente un luogo solitario per tali anime e spesso loro desiderano contattare esseri viventi. I fantasmi che si vedono o si percepiscono nelle vecchie case (spesso persone che sono morte in quel luogo), sono coloro che non riescono a staccarsi dai membri ancora vivi della famiglia o dalle persone amate; di solito il fantasma si attacca a qualcosa - la casa, il luogo di lavoro, la famiglia vivente, od una famiglia simile.
Ci possono essere affari non conclusi dove la persona deceduta ha bisogno di aiuto dai vivi, come una sepoltura, risolvere un omicidio, persone scomparse, cose per cui la persona morta non riesce a "riposare". Molto spesso il morto si farà riconoscere. Possono essere spostati oggetti, apparecchi elettrici possono essere accesi o spenti, si può percepire lo spirito, anche da persone non allenate.
Negromante, dal latino medioevale necromantem, indica colui che pratica l'antica arte divinatoria fondata sull'evocazione degli spiriti dei morti allo scopo di consultarli sul futuro.
Il termine "negromanzia", o "necromanzia", deriva dal greco necroz ("morto") e manteia ("divinazione").
Alla base della negromanzia vi è la credenza nella sopravvivenza dell'anima e nella possibilità che i morti possano apparire e interferire in modo benevolo o malevolo nella vita di coloro che sono rimasti.
Questa pratica era già ampiamente in uso presso i Babilonesi, come si legge nell'"Epopea di Gilgamesh", era vietata ma praticata presso gli Ebrei, e per esempio è citata nella Bibbia a proposito di Saul e della strega di Endor, presso i Greci (basti penasare a quanto racconta Omero nell'Odissea) e presso i Romani, che secondo alcuni studiosi evocavano i morti in caverne vicino a laghi e fiumi.
Per comunicare con gli spiriti dei defunti e consultarli, nel mondo antico si ricorreva all'uso di statue e feticci e all'intervento di veggenti e negromanti.
Gli Egiziani, per esempio, utilizzavano delle statue per la comunicazione tra vivi e defunti. I Greci chiamavano daimon lo spirito del defunto.
Nel Medioevo si assisté a un progressivo cambiamento del concetto di negromanzia: da divinazione con l'ausilio dei morti, grazie alle riflessioni di Agostino, Isidoro di Siviglia e Graziano (nel suo Decretum), il termine passò a indicare la "magia nera" intesa come insieme di rituali volti al male. Anche la descrizione del negromante risentì di questa mutazione, e da quel periodo in avanti venne descritto come persona torva, vestita di scuro, vagante tra le tombe alla ricerca di orridi ingredienti per le sue pratiche malefiche: ossa, mani di morto, parti del corpo di animali notturni come upupe e pipistrelli, sangue, ecc.
Ma non tutto ciò che riguardava l'evocazione fu considerato negativo: la magia fu distinta in bianca, o teurgia, mirante a evocare gli spiriti buoni (angeli, santi ecc.) e nera, per richiamare spiriti cattivi, poi imprigionati dal mago in oggetti vari e asserviti ai suoi scopi.