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Lo spiritismo e le sue radici

Spiriti

La negromanzia presso le civiltà antiche

 

I popoli primitivi credevano nella sopravvivenza dell'anima che i trapassati potessero apparire e interferire in modo benevolo o malevolo nella storia dei viventi. Per comunicare con gli spiriti dei defunti e consultarli si ricorreva all'uso dei feticci e all'intervento di veggenti e negromanti. Gli Egiziani praticavano la negromanzia e utilizzavano delle statue per la comunicazione tra vivi e defunti. I Greci credevano alla possibilità che i morti potessero apparire ai viventi. Lo spirito del defunto veniva chiamato Daimon. I Romani evocavano i morti in caverne situate in vicinanza di laghi e di fiumi.


Le radici europee dello spiritismo moderno

 
Lo Spiritismo classico nasce intorno all'epoca della Rivoluzione Francese, quando alcuni discepoli del viennese Anton Mesmer, dicono che un sonnambulo immerso in un "sonno magnetico" può comunicare con i morti. Mesmer era medico, fondatore della teoria del magnetismo animale (1786). Egli sosteneva che nello stato sonnambolico sarebbero possibili fenomeni paranormali: vedere all'interno del proprio e altrui corpo, giudicare esattamente le malattie, il decorso, i rimedi, presentire fenomeni, fare oracoli, profezie, predizioni. Un'altro medico, Deleuze, nella sua corrispondenza, confida di credere nell'esistenza di queste relazioni (1831).
In Francia, circoli come quelli del dott. Billot "cominciavano con l'Atanatofania (apparizione degli spiriti) e concludevano con la parte medica, cioè con il Raffaelismo, o medicina angelica", scrive il dott. Billot nelle sue Recherches Psychologiques (1839). Il dott. Billot frequenta anche circoli italiani, così Francia e Italia sono alla testa di una medicina psicosomatica che non isola l'anima individuale dallo psichismo collettivo: si tratta di esplorare il più misterioso regno che abbia mai affascinato l'immaginario umano e di esplorarlo attraverso la scienza.
A consolidare le tesi spiritistiche c'è anche il socialismo utopistico con la duplice idea di armonia universale e di progresso indefinito. Il socialista Charles Fourier sostiene la tesi della trasmigrazione delle anime e pensa che "una facoltà sovrumana permetta ai sonnambuli di entrare in contatto con l'aldilà". Nelle sue Opere complete, edite tra il 1841 e il 1845, egli crede così tanto all'universale solidarietà degli esseri, che non può concepire un riposo eterno finché sulla terra regneranno guerre, denaro, oppressione: "Finché la terra resterà nel caos sociale, così contrario alle vedute di Dio, le anime dei suoi abitanti ne soffriranno nell'altra vita come in questa...".


I fatti di Hydesville (USA)

 

Lo Spiritismo inteso come movimento filosofico-religioso nacque dall'osservazione di alcuni fenomeni a carattere cinetico considerati scientificamente inspiegabili. "Il primo fatto che attirò l'attenzione di molti fu quello di alcuni oggetti messi in movimento, fatto che venne volgarmente designato con la denominazione di "tavole semoventi". Questo fenomeno, che pare sia stato avvertito la prima volta in America... si produsse accompagnato da circostanze singolari, come rumori insoliti e colpi battuti da forza occulta e misteriosa. Di là si è rapidamente propagato in Europa e nelle altre parti del mondo" (A.KARDEC, Il libro degli spiriti).
È opinione comune che A. Kardec si riferisse ai raps (colpi, rumori a percussione di varia intensità) che nel 1848 si manifestarono ad Hydesville (New York), alla presenza delle sorelle Margaret e Kate Fox (che poi, divenute adulte, ritrattarono e poi di nuovo confermarono quanto era loro capitato tanti anni prima). Si ritiene comunque che da questi episodi di Hydesville abbia avuto origine lo Spiritismo.


I principi dello spiritismo

dichiarati ufficialmente al Congresso Spiritista di Londra
(7-13 settembre 1928)
 
"Lo spiritismo è una filosofia che riposa su dati scientifici precisi.
I suoi principi fondamentali sono i seguenti:
1) Esistenza di Dio, Intelligenza e Causa di tutte le cose.
2) Esistenza dell'anima, unita, durante la vita terrestre al corpo fisico perituro, grazie ad un elemento intermedio
  detto perispirito o corpo etereo.
3) Immortalità dell'anima; sua evoluzione incessante verso la perfezione attraverso stadi progressivi;
sua reincarnazione successiva in piani di vita corrispondenti al suo stato di avanzamento.
4) Responsabilità individuale e collettiva fra tutti gli esseri secondo la legge di causalità".

Perchè dobbiamo dire no allo spiritismo

 

1. L'immagine di Dio che emerge dalla prima proposizione è quella di un vago deismo razionalistico.
2. L'anima umana sarebbe unita al corpo fisico mediante una sostanza intermedia, che prende il nome di perispirito, oppure di corpo etereo, corpo fluidico o corpo astrale. Alla morte, secondo gli spiritisti, di dissolve solo il corpo materiale, mentre il perispirito continua a rivestire l'anima per consentire allo spirito di mettersi in contatto con altri spiriti (incarnati o disincarnati) e di operare fatti strani come rumori, levitazioni, spostamento di oggetti, produzione di materia ectoplasmatica, ecc.. In certe occasioni sarebbe addirittura visibile e avrebbe l'aspetto di un'aura che circonda il corpo fisico. Ora, questa concezione della parte spirituale dell'uomo — come è intesa dagli spiritisti — non ha riscontro nell'antropologia biblica.
3. L'immortalità dell'anima è ammessa in funzione della sua "evoluzione continua verso la perfezione" attraverso le reincarnazioni progressive in nuove esistenze anche su altri pianeti. Il motivo delle reincarnazioni secondo Kardec è che "l'uomo non può costruirsi nel tempo di una vita: è al termine di un ciclo di morti e di rinascite che esprimerà completamente la sua umanità e diventerà finalmente quello che è". I principi della morale spiritista si riducono a una "responsabilità individuale e collettiva tra tutti gli esseri secondo la legge di causalità". Si tratta della dottrina del karma: l'uomo, in ogni sua esistenza raccoglie ciò che ha seminato in quella precedente, ma la fede ci dice che il corso della nostra vita è unico: "... è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio" (Ebrei 9,27).


Il Cristo dello spiritismo

 
Lo spiritismo nel suo insieme si presenta come una nuova rivelazione dopo quelle di Mosé e di Gesù Cristo. Le varie "entità" comunicano le "nuove rivelazioni" quando gli uomini ne hanno bisogno per migliorarsi. Gesù, dicono gli spiritisti, aveva detto che c'erano molte cose che agli uomini restavano da imparare, ecco spiegate le nuove rivelazioni. Lo Spiritismo presenta il Cristo come il medium più potente, l'inviato di Dio, l'annunciatore della carità umana, un saggio, forse il più grande dei saggi, ma pur sempre un uomo come tutti gli altri. Gesù Cristo è un medium di primordiale; per il suo potere psichico ha potuto compiere atti straordinari (i miracoli), atti che anche un altro medium particolarmente dotato potrebbe essere in grado di fare.


Lo spiritismo secondo il magistero della Chiesa

 

S'impongono due livelli di considerazioni:
1. interpretazione teologica dei fatti (pratiche spiritiste); 2. interpretazione teologia delle dottrine spiritiste.
Quanto alle pratiche, ci sono indicazioni precise tanto nella S. Scrittura che nel magistero della Chiesa. La Bibbia proibisce categoricamente ogni forma di divinazione e negromanzia come pratica empia e superstiziosa (cfr. Lv 19,31 e 20,6; Is 8,19; 1 Cron 10, 13-14; 1 Sam, 28). La Chiesa, fedele interprete e custode della Rivelazione, ha sempre condannato tutti i tentativi di mettersi in comunicazione con le anime dell'aldilà al di fuori di un contesto di preghiera e della disponibilità al libero e gratuito intervento divino. La più esplicita e significativa condanna dello spiritismo si trova in un responso dato dal sant'Ufficio il 24 aprile 1917: "Si chiede se sia lecito, con l'intervento di un cosiddetto medium o senza medium, servendosi o no dell'ipnotismo, assistere a qualsiasi comunicazione o manifestazione spiritistica, anche a quelle che presentano apparenze di onestà o di pietà, sia interrogando le anime o gli spiriti, sia ascoltando le risposte, sia semplicemente guardando magari con la riserva tacita o espressa di non voler aver nulla a che fare con gli spiriti maligni. La risposta è: negativamente in ogni caso" (DS n. 3642). La Chiesa non si pronuncia sulla natura dei fatti, cioè se sono fenomeni autentici o pure e semplici frodi (il compito è della scienza), si pronuncia in modo chiarissimo sui rischi per la fede a cui si espone chi prende parte alle pratiche spiritiche.
Circa l'interpretazione teologica delle dottrine sullo spiritismo si può dire che:
1) Il credente si deve rivolgere a Dio con atteggiamento di figlio verso un Padre da cui sa di essere amato. Mai pretenderà come invece avviene nello spiritismo di avventurarsi nel mondo soprannaturale facendo a meno di Dio, perché sarebbe una forma di idolatria.
2) Il cristiano crede nell'immortalità e nella resurrezione della carne come dono divino; di per sé non sarebbe dunque impossibile pensare alla possibilità di una comunicazione tra vivi e defunti, ma la pretesa di "evocare" queste presenze è veramente un atto di superbia, è un voler "sostituire" Dio. L'unico atteggiamento serio e saggio che si deve assumere di fronte alle cose di Dio, è quello della preghiera assidua e fiduciosa, in cui si chiede la salvezza per i vivi e per i defunti, lasciando a Dio di stabilire i mezzi con cui vorrà concedere le grazie necessarie.



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